Dialogo – Federico Mazzonelli/Angelo Morandini

 

FM Perchè il volo?

 

AM Ad un certo punto della mia vita ho sentito l’esigenza di fare cose che non avevo mai fatto prima. Non so precisamente perché ma è cosi.  Le prime tre cose della lista erano:  lanciarmi con il bungee jumping, volare e sparare con una pistola. L’anno scorso mi hai proposto di fare un lavoro sul volo. Mi è sembrato strano, non lo avevo mai fatto.  Ho sempre  tenuto volo e arte distinte tra loro. Mi sono messo in gioco e ho appreso che attraverso il volo si possono indagare alcune problematiche classiche dell’arte, lo spazio, la percezione la prospettiva e altre proprie dell’arte contemporanea, l’ossessione, il limite, l’ansia il fallimento.

 

FM L’idea del volo in effetti è nata da un fattore contingente e in stretta relazione alla progettualità di Der Blitz 2015;  il volo è divenuto quasi uno “strumento” per  narrare il paesaggio, e ciò che mi interessava era capire se chiamando un artista, te nello specifico, il volo potesse tornare invece ad essere un elemento dello spazio che chiamiamo paesaggio, la cui natura è molteplice e mai univoca.  Ricordo che stavi sperimentando la possibilità di far scorrere una serie di suoni lungo una lastra di vetro, sotto forma di onde magnetiche, di leggere vibrazioni, come se la lastra fosse un foglio di carta, bianco, attraversato dalle linee di un disegno.  Il disegno mi ha sempre affascinato, per la sua autosufficienza  d’idea che diventa forma,  di segno che si accontenta della sua leggerezza, e che rinuncia ad ogni enfasi legata alla materia. E’ in quel momento che è iniziato il progetto dal quale poi è nato il lavoro che hai portato al museo. Me ne vuoi parlare?

AM Ricordo perfettamente quel momento, luce, estate, studio di Pergine, pavimento in legno, avevo imparato ad “ascoltare” le immagini e ti ho chiamato. Un lavoro sinestetico puro. C’era una videoproiezione The Bar: una  barra grigia che si muoveva su uno sfondo verde, un movimento ritmico preciso e ipnotico. Un giorno ho provato ad attaccare il cavo video del monitor ad un box audio ed ho scoperto che era possibile ascoltare ciò’ che si vedeva a video. Da li’ è partita una ricerca ed ho appreso che le immagini digitali che vediamo a monitor sono composte da tre flussi di colori RedGreenBlue. Ogni flusso di colore è semplicemente energia e precisamente energia elettrica in movimento cioè variazione di corrente.  Attaccando un flusso di colore, ad esempio il Red, ad un box audio è possibile ascoltare il colore di quell’immagine. Quando sei venuto tu stavamo ascoltando il colore rosso del video The Bar. Ho poi costruito un box audio rudimentale, una spirale di rame con all’interno un magnete, e l’ho poggiato su una lastra di vetro. In quel momento il flusso del colore rosso è diventato vibrazione della lastra che a sua volta ha generato vibrazioni sonore.

 

FM Il volo, il disegno, la lastra di vetro attraversata dalla vibrazione, sono tutti elementi che ritroviamo nell’installazione che hai realizzato per il Mag; che relazione si sviluppa tra di loro, dal piano fisico a quello simbolico, all’interno dei questo lavoro?

 

AM Tutta l’installazione di basa su un grosso e madornale errore tecnico: il cavo video è nel posto sbagliato; nel dettaglio: il lettore DVD ha due uscite video; una è stata usata per collegare lettore con videoproiettore , l’altra collega il lettore all’amplificatore audio questo è l’errore. Mentre vediamo un video di volo in parapendio e una mano che prova a disegnare un qualche cosa su una pallina da ping pong che galleggia in aria, ne possiamo anche ascoltare la trasposizione in forma sonora. immagini e onde sonore sono epifenomeni diversi di una stessa cosa: l’energia.  La lastra di vetro è sempre al limite della rottura  rischiando di frantumarsii in mille pezzi. Per usare una metafora è come prendere dell’acqua (la corrente) si può’  mettere in un  bicchiere (monitor) o in una brocca (box audio) l’acqua prenderà la forma del proprio contenitore. Simbolicamente la video-installazione non ha alcun significato ma ti posso raccontare delle cose. Dopo aver fatto il volo io e Plamen, un mio amico artista bulgaro che mi aiutato a montare il video. Le immagini erano ottime,  ma volevo una qualche idea che spezzasse la monotonia. Mi è venuto in mente un gioco che facevo da piccolo, ho preso un phone e una volta acceso ho posizionato una pallina da ping all’interno del flusso d’aria. Vedendo quella pallina bianca che galleggiava mi è nato un istinto irrefrenabile di scrivere qualcosa. ma cosa? Quando ho cominciato a toccare la pallina con la penna è diventato impossibile tracciare delle linee sicure, più’ ci provavo e più’ questa si muoveva all’impazzata. ho cominciato cosi a giocare con questa pallina attraverso la penna, nessun progetto solo improvvisazione. Ho provato e riprovato a scrivere e a disegnare finché’ la pallina  è diventa un insieme di tantissimi tratteggi, quasi tutta nera. Alla fine non ho scritto neanche una parola e non ho disegnato alcun che di definito e la pallina è diventata il documento di questo fallimento.

 

FM  ll tuo lavoro è molto articolato, il ricorso a discipline canoniche come il disegno o la scultura si affianca a lavori nei quali ti rivolgi alla tecnologia, non tanto per sfruttare le sue possibilità di spettacolarizzazione, quanto per indagare i suoi funzionamenti interni, spesso agendo su di essi al fine di creare situazioni di sospensione, di messa in dubbio e di “stallo” dei loro linguaggi, aprendo in tal modo possibilità di riflessione sul linguaggio tout-court e sui processi di comunicazione tra individui, e tra individuo e mondo.  Da un lato sviluppi opere che hanno un carattere quasi tautologico, come il generatore di frasi casuali esposto a Kunstart, o il video sulla catena binaria, dall’altro realizzi progetti nei quali la partecipazione del pubblico è di fondamentale importanza per la loro riuscita e da’ il senso all’opera stessa, come nelle Tele sociali o in installazioni che devono essere partecipate, penso al Germogliatore. Quali sono i percorsi  e le necessità che legano questi lavori ?

AM Il linguaggio mi ha sempre affascinato, sia da un piano sintattico che semantico. Questo è sintetizzato abbastanza chiaramente nel lavoro catena binaria. Qui ho giocato con la grammatica del più elementare linguaggio che l’uomo conosce, quello binario, per costruire una struttura composta da punti e linee.  La struttura si muove in uno spazio quasi privo di gravità e tenta, senza successo, di comporre delle lettere continuando a collassare su se stessa. Alcuni filosofi lo chiamano il muro del linguaggio. Ciò che ci permette di comprenderci ma che anche ci separa dagli altri. È un po’ come la pelle che ci unisce e ci separa dal mondo .  Il linguaggio  è sicuramente un elemento guida della mia ricerca. Un linguaggio fatto di segni, a volte ermetico, freddo,razionale, asettico, altre volte imprevedibile, che  diventa dialogo o meglio una promessa di dialogo come accade nelle tele sociali. Partendo da un modulo triangolare,  ho invitato collaboratori estemporanei a costruire uno composizione astratta che si è sviluppata in modo imprevedibile, rendendo ogni partecipante protagonista di un processo creativo partecipato, in una dimensione sociale.  Accade che in uno stesso spazio possano convivere tracce di vite diverse, ideologie contrastanti, pensieri incompatibili. Il lavoro è semplicemente stato un invito alla possibilità. Quando parliamo di linguaggio è molto intuitivo parlare anche di scrittura. In molti miei lavori sono presenti oggetti che scrivono. Penso a No work Today: 500 bic tenute insieme da un fascia. La maggior parte delle penne hanno la punta rivolta verso chi le guarda, altre sono capovolte e si forma così la scritta “no work Today”  con il classico tappino rosso della bic. Questa scultura appartiene ad un gruppo di lavori nati per combattere il grigiore dell’ufficio, un lavoro che guarda alla burocrazia come fonte di ispirazione. Che rapporto abbiamo con gli oggetti che ci circondano ? Cosa sono gli oggetti per noi? Cosa rappresentano? Che differenza c’è tra oggetto e strumento? L’oggetto è inflazionato, è usato, è collezionato, siamo passati dall’utensile all’oggetto,ma quale differenza c’è tra i due? Penso all’installazione Le parole che non ti ho detto  fatta ad Upload project. 700 matite sospese 5 km di filo e 200 m di spazio e di vuoto racchiuso. Un’installazione nata da un mio trascorso, quindi direi che un altro elemento da cui nascono i miei lavori sia il mio intimo. Alla fine forse l’unico elemento della mia ricerca è il mio vissuto quotidiano.

FM Mi viene in mente il teatro di Ionesco, apparentemente ricostruzione grottesca e paradossale di caratteri e situazioni, in realtà portatore sano di qualcosa di più impegnativo e in fondo di più tormentato anche perché inesauribile, la ricerca del senso dell’esistenza e di ciò che la rende tale; luoghi, oggetti, parole, e gli effetti delle loro infinite possibilità combinatorie. Un frammento di dialogo tratto dalla Cantatrice calva credo possa svolgere la funzione di chiosa finale del nostro breve dialogo. Signora Smith E’un bravo medico. Si può avere fiducia in lui. Non ordina mai dei rimedi senza averli sperimentati prima su di sé. Prima di far operare Parker, ha voluto farsi operare lui al fegato, pur non essendo assolutamente malato.  Signor Smith Come si spiega allora che il dottore se l’è cavata, mentre Parker è morto?  Signora Smith Evidentemente perché sul dottore l’operazione è riuscita, mentre su Parker no. Signor Smith Quindi Mackenzie non è un bravo medico. L’operazione avrebbe dovuto riuscire su tutti e due, oppure tutti e due avrebbero dovuto soccombere. Signora Smith Perché? Signor Smith Un medico coscienzioso dovrebbe morire insieme con il malato, se non possono guarire insieme. Il comandante di una nave perisce con la nave, nei flutti. Non sopravvive mica. Signora Smith Non si può paragonare un malato ad una nave. Signor Smith E perché no? Anche la nave ha le sue malattie; d’altronde il tuo medico è sano come un pesce; ragion di più, dunque, per perire insieme col malato come il comandante con la sua nave . Signora Smith Ah! Non ci avevo pensato…forse hai ragione…E allora cosa si deve concludere? Signor Smith Che tutti i medici sono ciarlatani. E anche tutti i malati. Solo la marina è sana. In Inghilterra.