Queste opere nascono da un dialogo diretto con la materia: la cera e la paraffina,
rese vive dal calore e dalla fiamma, diventano strumenti di trasformazione e ricerca
estetica. Il pennello si trasfigura nel fuoco, che scioglie e plasma, facendo emergere
testi e forme in continua metamorfosi. La materia passa da solida a liquida, poi si
ferma, pronta a rifluire se nuovamente risvegliata, come un’onda che accoglie e
abbandona. I segni e i testi — dalla Divina Commedia a scritti più intimi — si piegano
al processo, rivelando fragilità, crolli e speranze. È un lavoro che intreccia
ossessione e bellezza, sostenuto da una ricerca tecnica accurata, attrezzi costruiti
su misura e un’attenzione all’estetica giapponese del vuoto e dell’impermanenza.